Prefazione

Nel 2010, i primi giorni di maggio, toccai in poche ore due delle città che nella vita più mi hanno conquistato per la loro capacità di raccontare la loro storia attraverso l’identità dei loro spazi urbani. Passai quattro giorni a Lisbona poco prima di giungere sul suolo di Palermo. La seconda divenne il luogo in cui decisi di vivere, abbandonando Milano.
Lisbona e Palermo hanno un modo molto simile di rivolgersi a chi le attraversa o le vive. Memoria, è la parola con cui descrivo questi luoghi. La memoria e il racconto sono gli elementi pricipali con cui il capoluogo siciliano mi accolse.
Attraverso i ricordi e la passione del racconto ho avuto modo di essere accompagnato per le vie del centro storico.
Mi accorsi che miti e leggende sono il mezzo con cui questa città, imprime la sua storia nella memoria di chi la attraversa. Una storia da ricordare e raccontare, tramadando così, attraverso verità o menzogne, una tradizione che riveste ogni luogo di un potere ammaliatore al quale è difficile sfuggire.
Rimasi così a Palermo, forse avvolto da quel passato remoto a cui noi del nord non siamo abituati. Rimasi nonostante le difficoltà lavorative, l’assenza dei familiari, degli amici ed in generale dei miei trent’anni vissuti altrove.
Rimasi camminando per le vie del centro in cerca di quel susseguirsi di storie raccontate che ogni giorno tracciano percorsi remoti.

Ringrazio Palermo per avermi accolto.
Michelangelo Pavia

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